FIPE: le proposte per la prossima legislatura

FIPE: le proposte per la prossima legislatura

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L’ormai imminente avvio della campagna elettorale, in vista della XVIII Legislatura, impone un forte richiamo al senso di responsabilità che riguarda la politica, le istituzioni e le forze sociali rappresentative del mondo delle imprese e del lavoro.
E’ certamente compito dei cosiddetti corpi intermedi non sottrarsi al ruolo che compete loro, proponendosi come parte attiva del dibattito politico, partendo dalle ragioni dell’economia reale, per farsi carico di proposte sostenibili ed implementabili concretamente nel medio/breve periodo.
Per questo Fipe, che rappresenta un settore con oltre 320.000 imprese, un milione di occupati e che genera un valore aggiunto di oltre 41 miliardi di €, si fa promotore di una serie di proposte in grado di sostenere il comparto, nel difficile compito di aumentare il livello medio di produttività del settore e contribuire positivamente alla ripresa economica del paese.
L’obiettivo è quello di favorire l’adozione di misure finalizzate ad accompagnare la ripresa economica, nella consapevolezza che il turismo, di cui il settore dei pubblici esercizi è componente essenziale, è in grado di aumentare il suo contributo solo se messo nella condizione di operare più efficacemente, con maggiori certezze, con regole comprensibili, eque e uniformi per tutti gli operatori, con un peso della fiscalità e della burocrazia sostenibile, con l’applicazione di norme di flessibilità sul lavoro adatte alla tipicità del settore.
Troppe volte, Fipe ha denunciato la contraddizione evidente di un settore citato per le sue eccellenze, riconosciuto come perno della cultura dell’accoglienza del bel Paese, indicato come patrimonio unico del nostro Paese e troppe volte svilito da provvedimenti che tendono a favorire le forme più disparate di concorrenza sleale e di incertezza per la tenuta futura delle imprese.
Di seguito alcune proposte per la nuova legislatura, che proponiamo a tutte le forze politiche che vorranno condividerle, nella convinzione che la realizzazione concreta di questa agenda sia in piena sintonia con gli interessi generali del Paese.
1. Stesso mercato, stesse regole
L’applicazione di norme chiare e uguali a tutti gli operatori di un medesimo settore costituisce la principale garanzia del corretto funzionamento del mercato e il pilastro di uno sviluppo sano e competitivo del settore. Questo non avviene nel campo dei pubblici esercizi, dove sono numerosissime le realtà che di fatto esercitano attività di ristorazione e/o di intrattenimento a tutti gli effetti, senza sottostare ai dovuti vincoli di legge.
Il fenomeno tocca i ristoranti trasformati in falsi agriturismi o in circoli culturali e sportivo- ricreativi, le sagre completamente slegate dalla realtà del territorio, l’intrattenimento da parte di discoteche e locali, svolto da circoli privati che in realtà sono aperti al pubblico e non sono soggetti al rispetto di norme che valgono per gli operatori tradizionali, in primis nell’obbligo di produrre corrispettivi.
La mancanza di regole chiare e uguali per tutti, ha inoltre generato una dequalificazione pericolosa, con la moltiplicazione di attività “scarnificate”, senza servizio e senza personale, con locali di pochi
metri quadrati che producono pesanti esternalità negative. Tutto questo si può osservare nella perdita di identità di molti centri storici, letteralmente invasi da locali di basso livello qualitativo.
Va affrontato il pericoloso fenomeno dell’abuso dell’alcool e della malamovida, anche attraverso una diversa regolamentazione dell’offerta, segmentando i locali con o senza servizio, definendo con chiarezza requisiti e orari per la somministrazione non assistita, come già avviene in tanti altri Paesi.
E’ in continuo aumento la concorrenza di soggetti titolati ad operare senza dover rispettare le regole del settore. Recentemente si è assistito alla creazione dei cosiddetti “distretti del cibo”, un ingiustificato privilegio consentito agli agricoltori di vendere anche prodotti trasformati e pronti per il consumo, attraverso l’utilizzo di strutture mobili e in modalità itinerante, anche lontano dall’azienda e senza alcun nesso fra luogo di produzione e luogo di vendita/somministrazione dei prodotti, né alcuna garanzia, per il consumatore, che si tratti di prodotti di propria produzione.
Per questo chiediamo un piano strategico nazionale di contrasto alla concorrenza sleale che genera una distorsione del mercato a discapito di chi opera nella piena legalità. In particolare:
a) inserire all’interno della recente normativa relativa al III settore, l’introduzione della registrazione dei corrispettivi e controlli mirati con sanzioni specifiche per punire seriamente chi svolge attività commerciale sotto la copertura di iniziative a scopo sociale;
b) abolire i privilegi concessi ad altri settori, come ad esempio l’agricoltura, per la realizzazione di attività di ristorazione, applicando stesse condizioni allo stesso mercato;
c) definire le caratteristiche quadro che eventi quali sagre e/o manifestazioni pubbliche devono
avere per poter essere autorizzate (ad es. legame con le tradizioni del territorio), riprendendo
al riguardo la normativa introdotta dalle Regioni Lombardia e Toscana;
d) fissare regole chiare per differenziare la somministrazione assistita da quella non assistita, con particolare riferimento alla vendita di bevande alcoliche e alla disponibilità di servizi
igienici per la clientela;
e) previsione dei requisiti, morali, professionali e igienico sanitari da applicare a chiunque nel
nostro Paese somministri al pubblico alimenti manipolati, anche in via temporanea (cfr. D.l.
n. 5/2012) senza differenziazione del settore di provenienza o la finalità dell’attività.
f) introdurre limitazioni e divieti per il commercio su aree pubbliche del settore alimentare svolto in forma itinerante (c.d. Street Food) per comprovati motivi di: viabilità, igienico- sanitari o per altri motivi di pubblico interesse, tra i quali il divieto di svolgere l’attività ambulante nelle zone aventi valore archeologico, storico, artistico e ambientale ai fini della salvaguardia delle zone medesime, prevedendo anche zone di rispetto a tutela degli operatori
in sede fissa.
2. I pubblici esercizi come leva strategica del turismo
I pubblici esercizi italiani contribuiscono a rendere unica l’offerta turistica del Paese e secondo diverse ricerche costituiscono una delle ragioni principali che spinge i turisti a visitare l’Italia. Tuttavia gli operatori di questo settore si trovano spesso esclusi dai benefici e dagli incentivi previsti per chi intende avviare investimenti in innovazione dei locali.
Per questo chiediamo che sia esteso anche ai pubblici esercizi l’accesso agli incentivi, ai contributi in conto capitale e le misure che consentano a questi esercizi sconti fiscali per interventi di

ristrutturazione, efficientamento energetico e digitale, alla stregua di quanto è stato previsto per alberghi e agriturismi.
Al tempo stesso è importante promuovere momenti di condivisione della ristorazione italiana, per valorizzarne le eccellenze e favorire, anche attraverso di essa una sana educazione alimentare, che possa indirizzare verso modelli di consumo più sani e corretti.
Infine riteniamo importante lavorare su un piano straordinario di promozione all’estero della ristorazione italiana, chiamando ad interagire vari enti interessati quali l’ENIT, l’Istituto Commercio Estero e le Camere di Commercio Italiane all’Estero
In particolare riteniamo opportuno intervenire nei seguenti punti:
a) Estendere anche al settore dei pubblici esercizi la “tax credit“ per gli investimenti in innovazione tecnologica ed adeguamento dei locali, per promuovere ed incentivare gli imprenditori di questo settore nei loro piani di ammodernamento/miglioramento dell’offerta.
b) Lavorare sulle modalità e sui costi dei pagamenti elettronici, fissando, come nel caso delle commissioni interbancarie dei limiti alle commissioni che gli esercenti sostengono, incentivando in questo modo la piena trasparenza del settore.
c) Definire una giornata nazionale dedicata alla ristorazione italiana, con eventi dedicati alle eccellenze italiane del settore e alla corretta educazione alimentare da tenersi anche nelle scuole.
d) Vincolare una quota del bilancio promozionale degli enti di promozione italiana all’estero (Enit/ICE) alla valorizzazione della ristorazione italiana, attraverso accordi di programma con il mondo associativo.
3. Per un carico fiscale più equo
Le imprese italiane sono soggette ad un carico fiscale elevatissimo, che ne riduce le risorse da dedicare allo sviluppo, contribuendo a renderle meno competitive. A questo si aggiunge la complessità del sistema che espone le imprese, anche le più piccole, ad una serie di scadenze continue che rendono necessario il supporto di professionisti dedicati e che rappresentano di fatto una “tassa aggiuntiva occulta”.
Inoltre, con particolare riferimento al settore dei pubblici esercizi, il carico fiscale è ulteriormente appesantito dagli oneri comunali legati agli immobili e dalla forma societaria che è per lo più riconducibile alla forma di impresa individuale, a cui si applicano i livelli di imposizione sul reddito delle persone fisiche. Per altro il nuovo “regime di cassa” per le imprese in contabilità semplificata, introdotto dal 1° gennaio 2017, non consente il riconoscimento fiscale del riporto delle perdite rendendolo inapplicabile per oltre due milioni di piccole imprese.
La Federazione si riconosce nella richiesta di Confcommercio imprese per l’Italia di uniformare i diversi regimi fiscali di riporto delle perdite, ossia di estendere alle imprese individuali (sia a contabilità ordinaria sia a contabilità semplificata) il più favorevole regime di riporto delle perdite oggi previsto per le società di capitali, che possono dedursi le perdite subite senza alcun limite temporale.

Si richiede pertanto l’adozione delle seguenti misure ritenute prioritarie:
a) Sterilizzazione degli aumenti dell’IVA previsti nel 2019 e nel 2020 e mantenimento dei livelli esistenti al fine di sostenere la ripresa dei consumi.
b) Attivazione della riforma dell’IRPEF, attraverso una riduzione del prelievo ed una semplificazione del tributo con l’introduzione di poche aliquote, e l’introduzione di una “no tax area” uguale per tutti i lavoratori, siano essi dipendenti o autonomi eliminando disparità di trattamento fiscale.
c) Introduzione di un’unica “Local Tax” per gli adempimenti locali, un’unica imposta comunale omnicomprensiva e deducibile per gli immobili strumentali.
d) Possibilità di riporto delle perdite per le imprese che adottano il nuovo “regime di cassa”, uniformandolo a quanto già consentito alle società di capitali.
4. La persona al centro dell’impresa
La persona e i collaboratori sono l’elemento centrale per il successo di un pubblico esercizio. Per le nostre imprese è fondamentale valorizzare le risorse umane al fine di rendere l’offerta sempre più attrattiva per il cliente. Per farlo, è necessario tuttavia il supporto di un quadro normativo in materia giuslavoristica che sia allo stesso tempo stabile nel tempo e sufficientemente “agile”, in grado, cioè, di adeguarsi alle peculiari necessità di un settore caratterizzato da stagionalità, flessibilità, alternarsi di picchi di richiesta di forza lavoro aggiuntiva, dovuti a festività, eventi. Il nostro inoltre è di gran lunga il comparto più inclusivo per avviare al lavoro i giovani o il mondo femminile, con tassi di partecipazione unici nella realtà italiana.
Per questo chiediamo alle forze politiche le seguenti misure:
a) Reintroduzione del lavoro occasionale accessorio (cd. voucher) quale strumento utile e funzionale a un mercato del lavoro flessibile. La richiesta della Federazione si lega in particolare alla necessità di organizzare il lavoro caratterizzato da improvvise intensificazioni e che costituisce una prerogativa “fisiologica” per bar, ristoranti, stabilimenti balneari e in generale per tutto il settore del fuoricasa che la Fipe rappresenta.
b) Incentivare l’accoglienza dei giovani per la realizzazione di positive esperienze di formazione, favorire la co-progettazione dei percorsi di alternanza con le scuole;
c) Sviluppare politiche attive uniformi su tutto il territorio nazionale:
– definire iniziative e attività per la realizzazione di percorsi formativi e lavorativi in
aziende ed imprese del settore turismo;
– individuare iniziative volte a favorire l’inserimento lavorativo di: donne, giovani, NEET,
disoccupati di lungo periodo, disabili, lavoratori extracomunitari;
– sviluppare un’offerta formativa di qualità attenta ai fabbisogni delle imprese, dei
lavoratori e del territorio, nell’ottica di uno sviluppo sostenibile;
– rendere coerenti i percorsi formativi con i bisogni occupazionali per una più proficua
competitività.
d) Favorire l’ingresso in azienda di giovani in apprendistato per il conseguimento di un Titolo
di studio anche attraverso una semplificazione dei meccanismi burocratici e l’adozione
incentivi a favore delle imprese.
e) Favorire lo scambio di professionalità provenienti da altri paesi, migliorando la normativa
degli stage con particolare riferimento all’inserimento di lavoratori stranieri al fine di

superare i limiti che riguardano il numero di stagisti che un impresa può assumere in proporzione ai lavoratori occupati.
5. Norme chiare e certe per le concessioni demaniali
La base per il mantenimento dei livelli di investimento in un’attività imprenditoriale è la presenza di regole certe del mercato, almeno per un quadro temporale ragionevole di medio periodo. Da quando è entrata in vigore nel nostro ordinamento la direttiva Bolkeinstein, approvata dalla Commissione europea nel 2006 e recepita nel 2010, il nostro Parlamento non è ancora riuscito a dare un quadro chiaro della sua applicazione rispetto a diversi ambiti economici, come la concessione delle aree demaniali marittime. Anche il recente tentativo del Disegno di legge delega in fase di approvazione dall’ultima legislatura, non ha raggiunto la fase finale, lasciando nell’incertezza migliaia di operatori del settore balneare.
Gli stabilimenti balneari presenti sulle nostre coste sono costituite per la maggior parte da imprese familiari presenti da generazioni su un territorio che hanno contribuito a tutelare e valorizzare, realizzando investimenti ingenti che potrebbero essere fortemente compromessi dall’incertezza normativa in cui si trovano ad operare. La Federazione, ha sempre supportato il Sindacato Italiano Balneari nella ricerca di una soluzione ragionevole e in linea con i dettami europei sulla concorrenza e per questo si richiede un impegno nel adottare un nuovo quadro normativo che contenga i seguenti principi cardine:
6.
a) b) c)
d)
e) f)
Riconoscimento di un adeguato periodo transitorio (nel minimo pari a trenta anni) per le concessioni in essere legato al principio del legittimo affidamento;
Prevedere un equo indennizzo per gli imprenditori uscenti dalle concessioni in grado di compensare gli investimenti e l’avviamento sostenuti dagli uscenti;
Superamento dell’attuale meccanismo di calcolo del canone con l’eliminazione dei valori OMI per le pertinenze demaniali e definizione delle situazioni pregresse
una interpretazione definitiva e moderna al concetto di facile e difficile rimozione così da evitare che le iniziative di incameramento, comunque e a qualsiasi costo in corso da parte di varie Agenzie del Demanio, diano luogo ad un esteso contenzioso;
il superamento della stagionalità nel mantenimento delle opere e delle attrezzature balneari per un utilizzo maggiore e per tutto l’anno della risorsa spiaggia;
revisione ed armonizzazione fiscale per le imprese balneari che parta dalla modifica del loro codice ATECO che attualmente non le inserisce nel Turismo, alla conseguente revisione dell’aliquota IVA adeguandola a quella stabilita per tutte le imprese turistiche (10%), nonché ad una definizione coerente ed omogenea a livello nazionale delle imposte locali (TARI e IMU).
Più qualità nelle gare per la ristorazione
L’applicazione negli appalti pubblici per i servizi di ristorazione del criterio che favorisce le offerte con il massimo ribasso, espone al rischio di compromettere da una parte gli standard qualitativi

dell’offerta e dall’altra di estromettere tanti soggetti dalla competizione. Questo appare vero sia per quanto riguarda le gare che regolano il mercato dei buoni pasto, sia le gare che interessano la ristorazione collettiva, autostradale e museale. Riteniamo necessario intervenire per favorire un approccio più equilibrato in un settore chiave per l’attrattività del Paese e la salute dei consumatori ed in particolare chiediamo:
a) Una rivisitazione delle norme che regolano le gare d’appalto nel settore dei servizi sostitutivi di mensa, per assicurare che il livello degli sconti concessi dalle società emettitrici non si ripercuota sulle commissioni che vengono chieste agli esercenti. Si tratta di garantire la difesa del valore facciale del buono pasto lungo tutta la catena del valore. Al contempo occorre assicurare che per il buono pasto elettronico si vada verso un POS unico.
b) L’istituzione di un tavolo tecnico, con il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti e con il Ministero dello Sviluppo Economico, per ridefinire il modello di gestione della ristorazione autostradale e aeroportuale, appesantita da livelli di costi concessori unici a livello europeo.
c) Favorire nei bandi di gara per i servizi di ristorazione museali, una quota per la partecipazione a rete di operatori della ristorazione tradizionale, per valorizzare l’offerta legata al territorio.

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