Zone economiche speciali e zone logistiche semplificate

Zone economiche speciali e zone logistiche semplificate

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Da qualche anno si sente parlare sempre con più insistenza della possibilità di istituire le Zone Economiche Speciali (ZES) oppure le Zone Logistiche Semplificate (ZLS). Questi due strumenti sono entrati nel nostro ordinamento recentemente; il primo nel 2017 con il DL Mezzogiorno e il secondo, pochi mesi dopo, nella Legge di Bilancio 2018 (art. 1 commi 61-66).
Le due misure, seppur con alcune differenze che verranno evidenziate in seguito, hanno come obiettivo l’aumento della produttività e della competitività, favorendo la crescita dell’occupazione dell’area interessata. Per raggiungere lo scopo, si sviluppano aree a forte capacità produttiva, in cui si instaurano regimi economico-giuridici favorevoli in deroga alla normativa ordinaria, e che sono strettamente connesse con i principali poli logistici (porti, retroporti).
La normativa sulle ZES ha previsto che tale strumento possa essere utilizzato solo dalle regioni in ritardo di sviluppo, pertanto per le regioni meridionali e insulari del Paese, con l’aggiunta del Molise e dell’Abruzzo. Le ZLS, invece, si possono istituire in tutte le altre regioni del Paese a condizione che, così come per le ZES, l’area identificata sia funzionalmente collegata con una delle 15 Autorità di Sistema Portuale italiane, eventualmente anche appartenente a un’altra regione.
Alla base dell’istituzione di una ZES/ZLS, quindi, vi è uno scalo portuale principale, facente parte della rete europea, e sul cui retroporto vengono identificate le aree in cui le imprese, già presenti o che si insediano, potranno godere sia di agevolazioni fiscali ed economiche che di alleggerimenti delle prescrizioni amministrative e burocratiche che dovranno funzionare da volano per l’aumento di produzione e di scambi commerciali, utilizzando una logistica e un sistema trasportistico che rientrano nei grandi flussi di traffico.
Come detto, le ZES sono state indirizzate alle aree del Mezzogiorno e pertanto godono di alcuni benefici fiscali non applicabili anche alle ZLS, in particolare modo per il credito di imposta previsto dalla Legge di Stabilità varata nel 2015 (art. 1 commi 98-110) che, nel rispetto del Regolamento 651/2014 in materia di aiuti di Stato e della Carta degli aiuti di Stato a finalità regionale (come aggiornata), prevede la possibilità di incentivare alcune tipologie di imprese per sviluppare le economie regionali.
Il decreto applicativo della normativa in materia di ZES/ZLS, nel definire in maniera generale le tipologie di incentivi attribuibili alle imprese che poi sono stati declinati nel dettaglio dalle singole Regioni, promotrici dell’istituzione ognuna della propria ZES, elenca, anche, una serie di obblighi che sorgono in capo alle imprese, con particolare riferimento agli anni minimi in cui devono operare nelle ZES, ai livelli occupazionali da mantenere e ai vincoli agli investimenti, nonché a dei pre-requisiti per l’accesso agli sgravi collegati alla situazione giuridico-economica di ogni impresa.
La possibilità di istituire ZES/ZLS riflette una buona pratica presente oramai da anni in tutto il mondo, con risultati positivi. Ad esempio, la Cina da diversi decenni ha istituito aree ZES che dopo l’avvio si sono in auto-alimentate, sviluppando produzione, occupazione, logistica e infrastrutture necessarie alla crescita delle aree e ai traffici di import/export che hanno portato alla presenza di poli produttivi e logistici di livello globale, come Shenzhen. Avvicinandosi all’Italia, si registrano due casi considerati “di scuola”, il primo in Marocco e il secondo in Polonia.
Il porto di Tanger Med, sulle coste mediterranee del Marocco, in prossimità dello stretto di Gibilterra, in pochissimi anni dalla sua creazione è diventato uno degli hub principali di tutto il bacino e per il continente africano. La progettazione del porto è stata concepita con un legame fortissimo tra l’infrastruttura e la capacità produttiva, prevedendo una zona ZES, suddivisa in 6 aree ognuna destinata a una tipologia di produzione, che, potendo contare sull’efficacia del porto, con posizione logistica favorevole e ingenti investimenti, ha portato grandi risultati. Sia per la produzione che, per citarne una, la Renault ha avviato, sia per le scelte dei grandi player marittimi di puntare su questo scalo, in virtù dei costi bassi e degli incentivi forniti, Tanger Med ha cannibalizzato le quote di mercato del trasporto marittimo, ed è già in corso un raddoppio degli spazi portuali e retroportuali.
Per quanto riguarda il caso polacco, le quattordici aree ZES istituite sono nate con l’obiettivo di aumentare i poli industriali del Paese, evitando che, in mancanza di centri urbani e produttivi diffusi nel Paese, si potesse accentuare il divario economico tra i nuclei industriali e il resto del territorio. Vi è una logica diversa rispetto le altre due ZES citate, in quanto più che creare un polo o alcune aree specifiche, si è cercato di avviare una crescita economica e occupazionale distribuita nel Paese. Gli sgravi previsti e le condizioni create hanno portato, effettivamente, alla creazione di distretti nazionali in cui sia la produzione, che l’occupazione e, più lentamente, la ricerca, sono aumentate rispetto alla media.
I tre casi, le cui differenze di partenza con il sistema italiano sono evidenti, confermano che il distretto produttivo e il sistema infrastrutturale inserito nei traffici internazionali non possono essere più considerati separati, ma vanno collegati e interconnessi.
Partendo da queste premesse, le Regioni che rientrano nel campo di applicazione delle ZES hanno presentato i Piani strategici di Sviluppo delle ZES, ovvero il primo passo formale per l’istituzione di una ZES, a cui poi deve seguire un’approvazione del Consiglio dei Ministri e quindi la nomina di un Comitato di indirizzo, in cui siedono i rappresentanti locali degli enti pubblici che sussistono su una ZES (porto, regione e ministeri competenti) e che dirige l’area. La Campania è la Regione che ha completato l’iter, seguita dalla Calabria, in attesa di nominare il Comitato di indirizzo, dalla Sardegna, dall’Abruzzo e dalla Puglia, che ha avanzato due ZES interregionali, una sul versante adriatico con il Molise e una con il versante jonico con la Basilicata. Più indietro, invece, la Sicilia. Le ZES/ZLS hanno una durata massima di 7 anni, prorogabili una sola volta per ulteriori 7 anni e la loro estensione territoriale (definita per legge) non può comprendere zone residenziali.
Un’ulteriore libertà di azione nelle ZES/ZLS è arrivata dal recente DL Semplificazione, che ha previsto ulteriori benefici fiscali/amministrativi per le aree e ha introdotto, da un punto di vista della governance, una cabina di regia nazionale che dovrà coordinare e valutare in ottica generale l’andamento delle ZES. Inoltre, ed è forse la novità più rilevante, si è prevista la facoltà di istituire all’interno delle ZES delle aree franche doganali intercluse, e anche se le modalità di attuazione non sono chiare, si intende rispondere a quanto stanno facendo molte aree logistiche europee.
Con riferimento alle ZLS, l’unica già istituita per decreto è quella di Genova e delle aree sue retroportuali, che comprendono anche le Regioni limitrofe, varata con il DL Genova e con l’obiettivo di ridare competitività a seguito del crollo del ponte Morandi.
FAQ su ZES / ZLS
Cosa sono le ZES e le ZLS?
Le Zone Economiche Speciali e le Zone Logistiche Semplificate sono due strumenti recentemente approvati che danno la facoltà alle Regioni di creare delle zone produttive funzionali alle infrastrutture portuali, in cui si applicano delle condizioni fiscali e amministrative particolarmente favorevoli alle imprese, per una durata massima di 7 anni prorogabili per ulteriori 7.
Le ZES e le ZLS seguono dei modelli oramai diffusi in tutta Europa e in tutto il mondo, che puntano a migliorare la produttività di intere aree, aumentare l’occupazione e lo sviluppo economico e sociale regionale, potendo contare, e sviluppando, un sistema logistico interconnesso ed efficace.
Dove si possono istituire le ZES e le ZLS?
Le ZES sono indirizzate alle Regioni in ritardo di sviluppo, e, quindi, a quelle del Sud (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia), alle Regioni insulari (Sardegna e Sicilia) a cui si aggiungono l’Abruzzo e il Molise. La normativa ha stabilito, per ogni Regione, un’area massima di estensione delle ZES, al cui interno non possono esserci aree residenziali. Il vincolo principale, in ogni caso, è la presenza di un’Autorità di Sistema Portuale (AdSP) quale centro della ZES. L’AdSP può anche appartenere a un’altra Regione, ma deve essere funzionalmente collegata con le aree produttive che ricadono in una ZES. Ad esempio, Molise e Basilicata hanno avanzato proposta di istituzione di due ZES interregionali, collegandosi ai porti pugliesi, non avendo sul proprio territorio nessun porto sede di AdSP. Le ZLS, invece, sono state disciplinate successivamente e sono previste in tutte le altre Regioni, ma il legame con un’autorità di sistema portuale deve essere in ogni caso mantenuto.
Quali sono i benefici previsti nelle ZES e ZLS?
Le ZES sono istituite con un Piano proposto da ogni Regione, in cui sono affrontate nel dettaglio le misure adottate per incentivare la promozione economica e l’occupazione. Sebbene ci sia una forte dimensione regionale, la normativa nazionale ha, comunque, previsto alcuni benefici, di natura burocratica ed economica. Infatti, è previsto che alcune procedure amministrative vengono ridotte nei tempi massimi necessari all’espletamento, soprattutto con riferimento alla normativa ambientale (VIA, VAS, AIA), alla normativa edilizia e alle concessioni portuali.
Un altro importante strumento di sviluppo è dato dalla facoltà, per le Regioni che hanno già una ZES o ZLS, di istituire al loro interno una zona franca doganale interclusa.
Di riflesso, le imprese hanno l’obbligo di garantire attività economica per 7 anni successivi all’ottenimento del beneficio e non devono avere problemi giuridici-economici per poter godere delle misure in vigore.
Solo con riferimento alle ZES, è stato rafforzato il credito di imposta previsto dalla Legge di Bilancio 2016, estendendolo al 2020 e fino a 50 milioni di euro per singolo progetto, che può essere richiesto dalle imprese interessate, con l’esclusione, per i vincoli europei, di alcuni settori economici (industria siderurgica, carbonifera, costruzioni navali, fibre sintetiche, trasporti e relative infrastrutture, produzione e distribuzione energia, creditizio, finanziario, assicurativo).
ZES, le misure generali nel dettaglio
L’istituzione delle ZES
Ai sensi del DPCM 12 del 25 gennaio 2018, l’istituzione delle ZES è proposta al Presidente del Consiglio dai Presidenti di ogni Regione interessata (tra quelle del Sud, le insulari e Abruzzo e Molise), congiuntamente alla presentazione di un Piano di Sviluppo Strategico delle ZES, di cui vengono disciplinati puntualmente i contenuti. In particolare, il Piano di sviluppo deve contenere, tra le altre, le seguenti specifiche:
• l’identificazione delle aree che ricadono nella ZES, con evidenziazione di quelle ricadenti in una AdSP, e che devono in ogni caso non eccedere le superficie territoriale massima identificata per ogni regione;
• l’elenco delle infrastrutture esistenti;
• l’analisi dell’impatto sociale ed economico della ZES;
• l’elenco delle attività che si intendono promuovere, le attività di specializzazione territoriale;
• l’individuazione delle semplificazioni amministrative;
• l’individuazione delle agevolazioni e incentivazioni che possono essere concesse.
La gestione della ZES è affidata, nel rispetto delle competenze e delle prerogative degli enti centrali e locali, a un Comitato di indirizzo, presieduto dal Presidente dell’AdSP e composto da un rappresentante di ogni Regione su cui insiste la ZES, un rappresentante della Presidenza del Consiglio dei Ministri e un rappresentate del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti.
Il Comitato svolge attività di indirizzo su:
• le questioni amministrative per garantire la piena operatività delle imprese della ZES;
• le condizioni di accesso alle infrastrutture;
• la verifica dell’idoneità di ciascuna impresa operante nella ZES;
• il rispetto del Piano di sviluppo strategico;
• le iniziative necessarie per attrarre investimenti nelle ZES.
Si è istituita, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, una Cabina di regia ZES, Autorità politica delegata per la coesione territoriale, presieduta dal Ministro per il Sud e dai ministeri competenti in materia, con possibilità di allargare il tavolo dei partecipanti anche ai portatori di interesse, che potrà coordinare a livello nazionale l’andamento delle ZES.
Destinatarie benefici
Imprese nuove o esistenti che avviano un programma di investimenti incrementale nelle aree ZES di ogni Regione. Le imprese insediate mantengono le nuove attività almeno fino a 7 anni dopo l’investimento e per accedere ai benefici non devono essere soggette a liquidazione o fallimento. Le ZES possono essere in vigore per una durata massima di 7 anni, rinnovabili una sola volta per ulteriori 7 anni.
Tipologie di agevolazioni
• Procedure semplificate sulla base di criteri derogatori, tra cui, si segnala la riduzione di un terzo dei termini necessari per le procedure relative alla valutazione d’impatto ambientale (VIA), alla valutazione ambientale strategica (VAS) e all’autorizzazione integrata ambientale (AIA); all’autorizzazione unica ambientale (AUA); all’autorizzazione paesaggistica e alla normativa in materia edilizia e per la legge 84/1994, con specifico riferimento alle concessioni demaniali portuali.
• È prevista la possibilità di istituire nelle aree ZES una zona doganale interclusa.
• Accesso alle infrastrutture presenti e previste nel piano (ai sensi della legge 84/1994) nonché delle norme di semplificazione introdotte con la recente riforma portuale (DLgs 169/16):
• Sportello Unico Amministrativo (SUA) che per tutti i provvedimenti amministrativi e autorizzativi funziona da front office (dovrebbe funzionare);
• Sportello Unico Doganale e dei Controlli –che raggruppa nello stesso luogo/tempo tutti i controlli legati al momento doganale (anche delle altre Amministrazioni dello Stato).
• Rafforzamento del credito d’imposta per gli investimenti al Sud fino al 31/12/2020 e fino a 50 mln€ per ciascun progetto (contro il 31/12/2019 e soglie da 3 fino a 15 mln ora previsti nelle altre aree), nel rispetto del Regolamento 651/2014 in materia di aiuti di Stato.
Credito d’imposta
• 25 milioni di euro nel 2018;
• 31 milioni nel 2019;
• 150 milioni nel 2020;
• per beni strumentali nuovi;
• macchinari, impianti attrezzature varie (Circ Agenzia entrate 34/E 2016);.
• esclusi settori industria siderurgica, carbonifera, costruzioni navali, fibre sintetiche, trasporti e relative infrastrutture, produzione e distribuzione energia, creditizio, finanziario, assicurativo.
In particolare, si evidenzia che, rispetto alle imprese con codice ATECO del settore trasporti, escluso dal credito d’imposta, il Reg.651/2014 fornisce questa definizione:
«settore dei trasporti»: trasporto di passeggeri per via aerea, marittima, stradale, ferroviaria e per vie navigabili interne o trasporto di merci per conto terzi; più in particolare, il «settore dei trasporti» comprende le seguenti attività ai sensi della NACE Rev. 2:
• NACE 49: Trasporto terrestre e trasporto mediante condotte, escluse le attività NACE 49.32 Trasporto con taxi, 49.42 Servizi di trasloco e 49.5 Trasporto mediante condotte;
• NACE 50: Trasporti marittimi e per vie d’acqua;
• NACE 51: Trasporto aereo, esclusa NACE 51.22 Trasporto spaziale.
Secondo il Piano strategico della ZES Campania, rientrano nel credito d’imposta le imprese della logistica NACE 52, quali Magazzini di custodia e deposito, magazzini frigoriferi per conto terzi, movimento merci relativo a trasporti terrestri, marittimi e aerei. Inoltre, per le imprese rientranti nei trasporti, il Piano Regionale indica che in caso di assenza di esenzioni dagli obblighi di notifica, gli eventuali aiuti da concedere andrebbero preventivamente notificati ex art. 108 par 3 TFUE.
FOCUS: La ZES in Campania, Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale
Con DPCM dell’11 maggio 2018 è stata istituita la ZES in Campania che risulta essere l’unica Regione ad aver completato il processo. A settembre si è insediato il Comitato di indirizzo della ZES (componenti: il Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale di Napoli-Salerno, Pietro Spirito; il Presidente di Confindustria Caserta Luigi Traettino, designato dalla Regione Campania; Roberto Rosiello in rappresentanza della Presidenza del Consiglio; Domenico Bellobuono in rappresentanza del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti).
Il Piano strategico della Campania evidenzia, tra i principali settori di sviluppo:
• centralità del settore manifatturiero per la ZES;
• industrie alimentare, industria dei metalli, dei macchinari dell’abbigliamento e del legno;
• ruolo importante per la logistica.
Il Piano prevede che “… oltre all’attività terminalistica, svolta nell’area portuale che rientra nei servizi, i principali settori su cui punta la ZES sono: alimentare, abbigliamento, automotive, aerospazio, chimica, macchinari e elettronica, la carta, il packaging e il legno”. Inoltre, un ruolo importante sarà ricoperto dal cosiddetto “quasi manufactoring” e cioè: assemblaggio, finissaggio, controllo qualità, confezionamento, etichettamento, consolidamento dei flussi per l’inoltro estero, deposito.
Aree e vocazioni
Nell’analisi dei poli industriali dell’area ZES della Regione, il Piano ha differenziato le zone individuate sulla base delle specificità economiche presenti e delle potenzialità di sviluppo, seguendo lo schema seguente:
Area passeggeri del porto NA
Settore interessato: Sviluppo turistico e collegamenti marittimi
Area comm.le del porto NA
Cantieristica, attività logistiche, approvvigionamenti energetici (GNL)
Napoli Orientale
Logistica a valore aggiunto, per i settori trasporto, aerospazio e meccanica
Interporti Nola e Marcianise
Attività industriali e di logistica a servizio delle movimentazioni portuali
Castellamare di Stabia
Potenziamento e modernizzazione costruzioni navali
Area comm.le Porto Salerno
Investimenti logistici per sviluppare la capacità di stoccaggio (automotive e traffici RO-RO)

Semplificazioni burocratiche e amministrative
Il Piano ricostruisce il quadro delle misure regionali e delle disposizioni attuative delle misure nazionali in tema di semplificazioni:
• SURAP Sportello Unico Amministrativo regionale;
• Protocollo d’intesa Regione-Unioncamere su SUAP;
• Leggi annuali regionali sulla semplificazione.
Si indicano, inoltre, le seguenti semplificazioni attuabili nell’area ZES:
• la struttura di missione ZES (struttura cui sono demandate le funzioni amministrative relative agli interventi di competenza regionale previsti per la ZES) è il rappresentante unico regionale all’interno delle Conferenze di servizi che coinvolgeranno la ZES, ai sensi del recente provvedimento di semplificazione di quest’ultime;
• il SURAP si qualificherà quale “Amministrazione procedente” per i relativi procedimenti insediativi in ambito della ZES;
• riduzione degli oneri istruttori e amministrativi regionali;
• accordi, Protocolli e convenzioni con Enti Pubblici;
• proposta di modifica del DPR 194/2017 per estendere a tutti gli investimenti in ambito ZES della riduzione dei tempi, ivi prevista, per la localizzazione, progettazione e realizzazione delle opere.
Agevolazioni finanziarie e fiscali
Il Piano elenca tutte le misure agevolative esistenti (nazionali e regionali) prevedendo, in alcuni casi, il potenziamento delle risorse finanziarie esistenti:
Contratti di sviluppo, Accordi di sviluppo, Credito d’imposta investimenti sud come da Legge Bilancio 2016 (per i settori: industria siderurgica, carbonifera, costruzioni navali, fibre sintetiche, trasporti e relative infrastrutture, produzione e distribuzione energia, creditizio, finanziario e assicurativo il credito d’imposta è subordinato alla notifica e al parere positivo di Bruxelles), interventi per il rilancio aree industriali, interventi l. 181/1989 aree di crisi complessa e non, incentivi per assunzione lavoratori svantaggiati, incentivi per efficienza energetica, rimborso Irap per investimenti in Regione, misure per startup innovative, ecc..
Stima impatti economici della ZES
Sulla base delle attività economiche presenti e che si potranno sviluppare, e con gli incentivi messi in campo, sia con riferimento all’ordinamento nazionale che regionale, la Campania ha elaborato delle stime che la ZES potrà avere sulla base della produttività e dell’occupazione realizzabile:
• crescita dell’Export: +40%;
• investimenti attivabili: + 830/933 milioni €;
• occupazione: + 15.000/29.000 addetti;
• valore Aggiunto: + 787 milioni€/1,4 MLD€.
05 marzo 2019
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